Sacred Economics (Italian)

Introduzione

Translation: Andrea Giglioni

Lo scopo di questo libro è di rendere il denaro e l’economia umana sacri, come ogni altra cosa nell’universo.

Non è un caso che al giorno d’oggi il denaro venga associato a tutto ciò che è profano. Se c’è qualcosa di sacro al mondo, sicuramente non sono i soldi. Il denaro sembra nemico delle nostre migliori intenzioni, come dimostra il pensiero “non me lo posso permettere” ogni volta che ci neghiamo di essere generosi o altruisti. Il denaro sembra nemico della bellezza, ogni volta che essa viene “svenduta”. Il denaro sembra anche il nemico numero uno delle più nobili riforme politiche e sociali, vista l’influenza che le più grandi aziende riescono a esercitare sul processo legislativo, con il solo fine di aumentare i propri bilanci. Il denaro sembra distruggere il nostro pianeta, fomentando il saccheggio degli oceani, delle foreste, dei terreni fertili e di ogni specie vivente, per saziare un’avidità che non conosce limiti.

Per lo meno dai tempi in cui Gesù cacciò i mercanti dal tempio, l’umanità ha avvertito un aspetto diabolico nel denaro. Definiamo corrotti quei politici che cercano di arricchirsi a scapito del bene pubblico. Aggettivi come “vile” o “sporco” descrivono frequentemente il denaro. Si presume che i monaci ne siano per lo più estranei: “Voi non potete servire Dio e Mammona.”

Allo stesso tempo, non si può negare che il denaro possegga anche qualità magiche e misteriose: ha la capacità di alterare il comportamento e coordinare le attività umane. Fin dai tempi antichi, gli intellettuali si sono meravigliati del potere conferito da un semplice marchio a dischi di metallo e biglietti di carta. Guardando il mondo intorno a noi, non si può ignorare il fatto che la magia del denaro sia una magia malefica.

Evidentemente, per trasformare il denaro in qualcosa di sacro sarà necessario niente di meno che un rovesciamento completo della sua natura, che ne trasformi l’essenza stessa. Non sono soltanto i nostri atteggiamenti nei confronti del denaro a dover cambiare, come sostengono certi guru del self-help; piuttosto, nuove forme di denaro verranno create per riflettere e rafforzare i nostri nuovi principi. Economia Sacra si propone di descrivere questa nuova moneta e la nuova economia che ne emergerà. Questo libro esplorerà inoltre la metamorfosi dell’identità umana che sarà allo stesso tempo causa ed effetto della trasformazione del denaro. I nuovi atteggiamenti ai quali mi riferisco sono connessi all’essenza fondamentale dell’essere umano: la nostra comprensione del senso della vita, il ruolo dell’umanità su questo pianeta, la relazione dell’individuo con la comunità naturale e umana, persino il concetto stesso di individuo, di identità. In fondo, riteniamo il denaro (e le nostre proprietà) un’estensione di noi stessi; se identifico qualcosa come “mio”, lo reputo al pari delle mie braccia e testa. I miei soldi, la mia auto, la mia mano, il mio fegato. Consideriamo anche il senso di violazione che proviamo a essere derubati o a “farci fregare”, come se una parte di noi stessi ci venga tolta.

Rendere sacro il denaro – così radicalmente legato alla nostra identità e così centrale ai meccanismi del mondo – sortirebbe di certo effetti profondi. Ma cosa si intende per “sacro” quando ci si riferisce al denaro, o effettivamente a qualsiasi altra cosa? Fondamentalmente, si intende l’opposto di ciò che la parola sacro significa oggi. Per migliaia di anni, i concetti di sacro, santo e divino si sono allontanati inesorabilmente dai concetti di natura, mondo e fisicità. Tre o quattromila anni fa, gli dei iniziarono una migrazione dai laghi, dalle foreste, dai fiumi e dalle montagne verso il cielo, diventando signori e padroni del mondo naturale invece di costituirne l’essenza. Così come il divino si separava dalla natura, anche essere eccessivamente coinvolti negli affari del mondo diventava un comportamento empio. L’essere umano è quindi passato da anima vivente incarnata a profano contenitore e mero ricettacolo dello spirito, culminando nel moto di coscienza cartesiano che osserva il mondo senza parteciparvi, allo stesso modo del dio orologiaio di Newton. Essere divini significa essere soprannaturali, immateriali. L’unica maniera in cui Dio partecipa a questo mondo sono i miracoli, divine intercessioni che violano o trascendono le leggi naturali.

Paradossalmente, l’entità astratta e separata chiamata spirito è la stessa che anima il mondo intero. Interrogando una persona religiosa su cosa succede al momento della morte, la risposta sarà che l’anima abbandona il corpo. Se le si chiede chi fa cadere la pioggia e soffiare il vento, risponderà: Dio. Persino Galileo e Newton, nonostante avessero escluso completamente Dio da tali fenomeni quotidiani interpretando invece il mondo come un enorme meccanismo composto da masse e forze impersonali, avevano bisogno di un Orologiaio che fornisse una carica iniziale, una forza potenziale che continua a far funzionare l’universo dall’inizio dei tempi. Questo concetto rimane ancora oggi nella teoria del Big Bang, evento primordiale e origine della “entropia negativa” che permette il movimento e la vita. In ogni caso, la concezione di spirito propria della nostra cultura è quella di un’entità separata e ultraterrena, che però riesce miracolosamente a intervenire negli affari materiali, e che addirittura anima e dirige il mondo in maniera misteriosa.

È estremamente ironico e significativo che l’unica realtà sul nostro pianeta ad avvicinarsi minimamente a questa versione del divino sia il denaro. Una forza invisibile e immortale, che circonda e muove ogni cosa, onnipotente e illimitata, una “mano invisibile” che, come si dice, fa girare il mondo. Nonostante ciò, il denaro è ancora oggi un’astrazione, un simbolo su un pezzo di carta e, sempre più spesso, solo una serie di cifre su un computer. Appartiene a una realtà completamente separata dal mondo materiale ed è esente dalle più importanti leggi naturali: non si decompone e non ritorna alla terra come tutte le cose, ma rimane immutato, preservato in caveau o in formato elettronico, addirittura aumentando con il tempo grazie alla maturazione di interessi. Possiede proprietà di conservazione eterna e aumento illimitato, profondamente innaturali. In natura, la sostanza che più si avvicina a queste caratteristiche è l’oro, che non si arrugginisce, ossida o decompone. Anticamente, l’oro veniva perciò utilizzato sia come moneta che come metafora dell’anima divina, incorruttibile e immutabile.

Le proprietà divine del denaro, astratto e rimosso dal mondo materiale, hanno raggiunto il loro estremo durante i primi anni del ventunesimo secolo, quando il mercato finanziario, perso l’appiglio dell’economia reale, ha preso vita propria. Le vaste fortune di Wall Street sono diventate completamente indipendenti da ogni produzione materiale, dando la sensazione di esistere in una dimensione parallela.

Osservando il mondo da vette olimpiche, gli uomini della finanza si sono proclamati “signori dell’universo”, incanalando il potere del loro dio per portare prosperità o miseria alle masse, per muovere letteralmente le montagne, radere al suolo le foreste, cambiare il corso dei fiumi, determinare l’ascesa o la caduta di intere nazioni. Ma il denaro si è presto rivelato un dio capriccioso. Mentre scrivo questo testo, sembra che i sempre più frenetici rituali del clero finanziario siano diventati insufficienti a placare il dio denaro.  Come i sacerdoti di una religione in via di estinzione, costringono i propri seguaci a sacrifici sempre più grandi mentre addossano la colpa delle proprie sfortune sui peccatori (avidi banchieri, consumatori irresponsabili) o sui misteriosi cambi d’umore del dio (i mercati finanziari). Nel frattempo, però, c’è già chi sta incolpando il clero stesso.

La recessione che viviamo oggi può essere interpretata come il “Dio che abbandona il mondo” di una cultura antica. Il denaro sta scomparendo e con esso un’altra proprietà spirituale: la forza che anima il regno umano. Mentre scrivo queste righe, in tutto il mondo ci sono macchinari che giacciono inutilizzati. Intere fabbriche hanno rallentato la produzione fino a uno stop completo; cantieri edili rimangono fermi e in disuso; parchi e biblioteche sono costretti a chiudere; milioni di persone non possono permettersi né cibo né una casa, mentre intere unità residenziali restano sfitte e il cibo marcisce nei magazzini. Tutti gli elementi umani e materiali per costruire case, distribuire cibo e far funzionare le fabbriche continuano a esistere. È venuto meno soltanto qualcosa di immateriale, quello spirito che anima tutte le cose: il denaro. È l’unico elemento mancante. Così etereo (elettroni in un computer) da potersi quasi considerare inesistente, ma così potente che, senza di esso, la produttività umana si ferma completamente. Anche a livello personale si possono notare gli effetti demotivanti della mancanza di denaro. Consideriamo lo stereotipo del disoccupato: quasi al verde, stravaccato in canottiera di fronte alla TV, bevendo birra, praticamente incapace di alzarsi dalla poltrona. Sembra che il denaro possa animare le persone, oltre che i macchinari. Senza di esso rimaniamo esanimi.

Non ci rendiamo conto che la nostra concezione del divino ha generato un dio dalle stesse caratteristiche, a cui abbiamo concesso potere assoluto sull’intero pianeta. Separando l’anima dalla carne, lo spirito dalla materia, Dio dalla natura, abbiamo instaurato un potere sovrano senz’anima, alieno, sacrilego e innaturale. Per questo motivo, quando parlo di rendere il denaro sacro, non desidero invocare un agente sovrannaturale affinché infonda santità sugli inerti e ordinari oggetti della natura. Mi riferisco piuttosto a tempi più antichi, prima del distacco tra materia e spirito, quando la sacralità era una caratteristica propria di tutte le cose.

E che cos’è la sacralità? Per definirla è necessario esaminarne due aspetti: unicità e interdipendenza. Un oggetto o un essere sacro è speciale, irripetibile, unico nel suo genere. È quindi infinitamente prezioso, insostituibile. Non è equiparabile a nient’altro e perciò non ha un “valore” finito, poiché un valore si calcola per comparazione. Il denaro, come tutte le unità di misura, è un mezzo di comparazione.

Nonostante la sua unicità, ciò che è sacro è allo stesso tempo inseparabile da tutti gli elementi che ne hanno permesso la creazione, dalla propria storia e dal posto che occupa nella matrice di tutte le cose. Si potrebbe quindi concludere che tutto il creato e tutte le nostre relazioni siano sacri. Può essere vero, ma, per quanto il nostro intelletto ne sia convinto, non abbiamo sempre questa sensazione. Alcune cose ci risultano sacre, altre no. Quelle che sentiamo e chiamiamo sacre hanno il fine ultimo di ricordarci della sacralità di tutte le cose.

Oggi viviamo in un mondo che è stato spogliato della propria sacralità; pochissime cose ci danno davvero l’impressione che il mondo in cui viviamo sia sacro. Merci prodotte in serie, beni standardizzati, case prefabbricate, cibo in confezioni tutte uguali, relazioni anonime con funzionari di varie istituzioni: tutti negano l’unicità del mondo. L’origine remota dei nostri averi, l’anonimato delle nostre relazioni e la mancanza di conseguenze tangibili rispetto alla produzione e allo smaltimento dei nostri prodotti negano qualsiasi interdipendenza. Viviamo così senza l’esperienza del sacro. Ed è certamente il denaro a contrastare per primo ogni sentimento di unicità e relazione. L’idea stessa di moneta trova la propria origine nel fine di standardizzare ogni dracma, ogni statere, ogni siclo, ogni yuan, affinché siano funzionalmente identici. Il denaro, inoltre, in quanto mezzo di scambio universale e astratto, è dissociato dalle proprie origini, dal proprio legame con la materia. Un dollaro resta sempre un dollaro, a prescindere da chi ce l’ha dato. Solo un ingenuo verserebbe denaro in una banca per poi ritirarlo un mese dopo e lamentarsi: “Questo non è lo stesso denaro che ho depositato! Queste banconote sono diverse!”

Una vita monetizzata è quindi, a priori, una vita profana. Il denaro e le cose che esso può comprare mancano delle caratteristiche del sacro. Qual è la differenza fra un pomodoro del supermercato e uno coltivato dal mio vicino nel proprio orto e regalatomi? Che cosa c’è di diverso fra una casa prefabbricata e una costruita con la mia partecipazione da qualcuno che mi conosce e comprende la mia vita? Tutte le principali differenze si trovano nelle specifiche relazioni che scaturiscono dall’unicità del benefattore e del beneficiario. Una vita piena di questi elementi, creati con cura, legati da un insieme di storie a persone e luoghi che conosciamo, è una vita profonda, che ci arricchisce. Oggi viviamo invece sotto una coltre di impersonalità e uniformità. Persino quei beni personalizzabili, se prodotti in massa, offrono solo alcune varianti degli stessi elementi di base. Quest’uniformità uccide la nostra anima e impoverisce le nostre vite.

La presenza del sacro è simile all’esperienza di tornare a una casa che è sempre stata lì e a una verità che esiste da sempre. Può accadere quando osservo un insetto o una pianta, quando sento la sinfonia del canto degli uccelli o del richiamo delle rane, quando sento la terra fra le dita dei piedi, guardo un oggetto creato in maniera straordinaria, concepisco la strabiliante coordinazione e complessità di una cellula o di un intero ecosistema; quando sono testimone di una sincronia o un simbolismo nella mia vita, quando guardo bambini che giocano felici o mi emoziono di fronte a un’opera geniale. Queste esperienze, per quanto straordinarie, non sono in alcun modo separate dal resto della vita. Di certo, il loro grande impatto è generato dal fatto che sono lo spiraglio di un mondo più reale, un mondo sacro che esiste al di là del nostro e lo interseca.

Che cos’è allora questa “casa che è sempre stata lì”, questa “verità che esiste da sempre”? È la verità dell’unità e correlazione di tutte de cose, e la sensazione di stare partecipando a qualcosa di più grande di noi stessi, che allo stesso tempo siamo noi stessi. In ecologia, questo principio si chiama interdipendenza: la sopravvivenza di ogni essere dipende da una rete di legami con altri esseri intorno a esso, che si estende man mano e finisce per comprendere l’intero pianeta. Ciascuna specie che si estingue riduce la nostra interezza, la nostra salute, la nostra esistenza; parte di noi stessi si perde realmente con essa.

Nel sacro cogliamo l’unità fondamentale di tutte le cose e allo stesso tempo l’unicità e preziosità di ogni singola cosa. Un oggetto sacro è unico nel suo genere; racchiude in sé un’essenza irripetibile che non può essere ridotta a una serie di qualità generiche. Per le stesse ragioni, l’approccio scientifico riduzionista sembra derubare il mondo della propria sacralità, interpretando ogni cosa in termini di poche particelle elementari e delle loro interazioni. La stessa concezione definisce il nostro sistema economico, costituito principalmente da beni generici e standardizzati, profili lavorativi, processi, dati in entrata e in uscita, e, primo della lista per genericità, il denaro, l’astrazione ultima. All’inizio della nostra storia non era così. Le popolazioni tribali concepivano ogni essere principalmente come un individuo dotato di spirito, e non come appartenente a una data categoria. Persino le rocce, le nuvole e due gocce d’acqua apparentemente identiche erano ritenute esseri unici e senzienti. Anche i prodotti della manodopera umana erano unici, e le loro distintive irregolarità portavano la firma del costruttore. Ecco quindi il nesso fra le due qualità del sacro, l’interdipendenza e l’unicità: quando un oggetto è sacro porta il segno della propria origine, occupa un posto unico nella grande matrice che include ogni essere e dipende dal resto del creato per la propria esistenza. Oggetti e beni standardizzati sono indistinguibili e quindi slegati da ogni relazione.

In questo libro descriverò la visione di un sistema monetario e di un’economia sacri, che incarnano i legami e l’unicità di tutte le cose. Non più separati, di fatto o in apparenza, dalla matrice naturale che li sostiene, ricuciranno la profonda frattura fra il regno umano e quello naturale; saranno un’estensione dell’ecologia, ne obbediranno alle leggi e promuoveranno la bellezza.

Ogni istituzione della nostra civiltà, a prescindere da quanto sia malvagia o corrotta, contiene il germe della bellezza: la stessa nota un’ottava più alta. Lo stesso vale per il denaro, il cui scopo originale è semplicemente quello di connettere i doni umani con i bisogni umani, per poter vivere tutti in maggiore abbondanza. La ragione per cui il denaro è arrivato a generare scarsità e separazione invece di abbondanza e unione è uno dei temi trattati in questo libro. Guardando all’ideale originario del denaro come agente del dono piuttosto che alla sua forma attuale, possiamo intravedere la maniera in cui esso ritornerà un giorno a essere sacro. Riconosciamo ancora lo scambio di doni come un evento sacro, per questo lo viviamo come una cerimonia. Una moneta sacra, dunque, sarà un mezzo per donare, un agente che potrà permeare l’economia globale con lo spirito del dono che governava le culture tribali e di villaggio, e che, ancora oggi, si trova ovunque le persone continuino a scambiarsi favori al di fuori dell’economia monetaria.

Economia sacra descrive questo futuro e delinea inoltre un modo pratico per realizzarlo. Molto tempo fa mi sono accorto di essere stanco di libri che criticavano certi aspetti della nostra società senza offrire alternative costruttive. Poi mi sono stancato di libri che offrivano un’alternativa positiva ma irrealizzabile, come “ridurre del 90 per cento le emissioni di anidride carbonica”. A lungo andare mi sono anche stancato di libri che offrivano una maniera plausibile di realizzarla, ma non descrivevano come io, a livello personale, potevo fare la mia parte. Economia Sacra risponde a tutte queste esigenze: offre un’analisi alla radice di ciò che non va con il denaro; descrive un mondo migliore, basato su un diverso sistema monetario ed economico; spiega le azioni collettive necessarie a creare quel mondo e la maniera in cui queste azioni possono prendere vita; infine esplora le dimensioni personali di questa trasformazione globale, il cambio d’identità ed esistenziale che io chiamo “vivere nel dono”.

La trasformazione del denaro non è però la cura per tutti i mali del mondo, né deve avere la priorità su altre aree di attivismo. Cambiare qualche impostazione su un computer non spazzerà via la più che concreta devastazione materiale e sociale che affligge il nostro pianeta. Allo stesso tempo, il lavoro di guarigione in ogni altro ambito non può esprimere a pieno il proprio potenziale senza una corrispondente trasformazione del denaro, avendo esso permeato tanto in profondità le nostre istituzioni sociali e abitudini di vita. I cambiamenti economici che descriverò fanno parte di un vasto e completo passaggio che non lascerà invariato nessun aspetto della nostra realtà.

L’umanità sta soltanto iniziando a prendere coscienza della reale entità della crisi attuale. Se la trasformazione economica che descriverò sembra miracolosa, è perché abbiamo bisogno niente meno che di un miracolo per guarire il nostro mondo. In ogni ambito, dal denaro al risanamento ecologico, dalla politica alla tecnologia fino alla medicina, c’è bisogno di soluzioni che superino gli attuali limiti del possibile. Fortunatamente, man mano che il vecchio mondo si sgretola, la nostra percezione del possibile aumenta, e con essa il nostro coraggio e la volontà di agire. Nell’attuale convergenza di crisi: denaro, educazione, sanità, acqua, terreni, clima, politica, ambiente e quant’altro, siamo nascituri, espulsi dal vecchio mondo in uno nuovo. Inevitabilmente, queste crisi invadono le nostre vite personali, il nostro mondo va in frantumi e anche noi veniamo alla luce in un nuovo mondo, con una nuova identità. Per questa ragione siamo in così tanti a percepire una dimensione spirituale nella crisi globale e persino nella crisi economica. Abbiamo la sensazione di non poter far più ritorno a ciò che si riteneva “normale”, di essere proiettati in una nuova normalità: un nuovo tipo di società, una nuova relazione con la Terra, una nuova esperienza di umanità.

Voglio dedicare tutto il mio lavoro al mondo più bello che in nostri cuori sanno essere possibile. Dico i nostri cuori perché le nostre menti a volte pensano che non sia possibile. Le nostre menti dubitano che le cose saranno mai molto diverse da quello di cui abbiamo esperienza. Forse avrete sentito una vena di cinismo, disprezzo o disperazione leggendo la mia descrizione di un’economia sacra. Forse avrete sentito il bisogno di etichettare le mie parole come quelle di un inguaribile idealista. Anch’io sono stato tentato di moderare i toni della mia descrizione, di renderla più plausibile, più responsabile, più in linea con le nostre basse aspettative di ciò che la vita e il mondo hanno da offrire. Ma una tale attenuazione non sarebbe stata veritiera. Mi propongo dunque di comunicare, usando gli strumenti della mente, ciò che risiede nel mio cuore. Nel mio cuore so che è possibile creare un’economia e una società di tale bellezza, e sono certo che qualsiasi compromesso non sia degno della nostra attenzione. Siamo davvero caduti così in basso da non poter aspirare a un mondo finalmente sacro?

2 Comments

  1. lorenza merlini

    E’ vero – i nostri cuori sanno che un mondo migliore è possibile anche se le nostre menti dubitano in ciò che è diverso dalla loro esperienza, ma si sa: la mente mente sempre – che vinca dunque il cuore!

  2. laura

    “Vivere nel dono”: BELLISSIMO! Quanta felicità irradia! Solo il cuore può crederci e sentire che la felicità ci appartiene, fuori dalla gabbia della mente.

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